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Alimentazione sana – ostacoli e come superarli

È stato ormai dimostrato che una sana e corretta alimentazione contribuisce moltissimo al benessere sia fisico che mentale, infatti si è riscontrato ad esempio che chi ha un’alimentazione sana è meno soggetto ad ansia e depressione.
Ci sono però alcuni fattori che ostacolano le persone nel loro percorso di rieducazione alimentare seguito e guidato da nutrizionisti professionisti:

Il TEMPO. Molte persone sostengono di non potersi impegnare in un percorso di educazione alimentare perché non hanno tempo. La domanda da porsi e sulla quale lavorare in questi casi è “non hai tempo o non hai la giusta intenzione?”.

Il CONTESTO. Ci sono diversi fattori contestuali che influenzano lo stile alimentare delle persone: la famiglia, il territorio e la cultura, ma anche i modelli proposti dai media.

Le DISTRAZIONI. La mente non sta quasi mai nel momento presente, è sempre impegnata in pensieri che riguardano cose accadute da più o meno tempo o che riguardano momenti futuri, eventi che devono verificarsi a breve o lungo termine. Anche durante i pasti, quindi, la mente difficilmente sta nel momento presente, in quella specifica esperienza. Si aggiungono a questa “innata” distraibilità della mente anche una serie di distrazioni esterne, che possiamo riconoscere tutti in quelle attività che sempre più spesso accompagnano il momento dei pasti, come il guardare la televisione o giocare con il tablet o girare sui social dal telefono.

Le EMOZIONI. Il cosiddetto “emotional eating” è molto più comune di quanto non si pensi! Le abbuffate spesso (anche se non sempre ce ne accorgiamo e non subito) hanno lo scopo di scaricare la tensione emotiva, rappresentando un sollievo immediato.

I PENSIERI. I pensieri influenzano le scelte riguardo cosa mangiare, e molto spesso ci sono delle distorsioni cognitive su cui può essere importante intervenire, idee distorte sullo stile di alimentazione che andrebbe seguito.

La FUNZIONE CONSOLATORIA DEL CIBO. Il cibo ha anche una forte valenza relazionale e sociale, è un’occasione di confronto e condivisione, e spesso è il primo modo che viene in mente per festeggiare un successo oppure per consolarsi dopo un fallimento o una delusione. In una certa misura questa funzione attribuita al cibo può essere anche giusta e non nociva, ma non bisogna arrivare al punto in cui il cibo diventa l’unica modo per nutrire il proprio sé. È sempre utile quindi scoprire modalità di consolazione e/o gratificazione alternative.

Il RAPPORTO CON IL CORPO. Soprattutto nei disturbi dell’alimentazione, ma anche in situazioni non cliniche, la maggior parte delle volte l’intenzione di seguire una dieta ferrea è scatenata dall’insoddisfazione per la propria immagine corporea.

Esistono dei percorsi strutturati in cui supportare il percorso con il nutrizionista attraverso ad un parallelo percorso con lo psicologo, andando a lavorare proprio su tutti questi aspetti. Questo tipo di approccio facilita l’adozione e il mantenimento delle sane abitudini alimentari a lungo termine, perché permette di lavorare sull’attitudine mentale della persona.

Attraverso questo percorso, le persone possono diventare maggiormente consapevoli degli stati di fame e sazietà, della propria intenzionalità e motivazione reale, della possibilità di scelta attiva che hanno, realizzando che possono scegliere di contrastare quello che si presenta come un automatismo.


Articolo a cura della
Dott.ssa Valeria Vitale
Psicologa a Roma

Dott.ssa Valeria Vitale

Psicologa

Partita IVA 15491781009
Iscritto all'Ordine degli Psicologi della Regione Lazio col n. 25110

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