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Come comprendere e aiutare i ragazzi nell’epoca della didattica online

Nonostante la didattica in presenza sia ancora garantita fino alle scuole medie nella maggioranza delle regioni italiane, i ragazzi si trovano a vivere una scuola molto diversa rispetto a come l’avevano conosciuta e immaginata. L’ambiente scolastico è fisicamente cambiato, molto spesso a causa di contagi di compagni di classe si ritrovano intere classi in quarantena con la necessità di riprendere la didattica online, sono cambiati i contatti (o meglio i non-contatti) con compagni e insegnanti.

I genitori molto spesso si mostrano sinceramente preoccupati: mio figlio non si sta dedicando alle attività scolastiche, non mostra interesse, non è motivato, passa ancora più tempo dietro ai social e a giochi online…
Sono preoccupazioni molto comprensibili, ma proviamo a rendere comprensibile anche il vissuto di questi ragazzi e, alla luce di una maggiore consapevolezza, troviamo alcuni spunti per supportarli.

Dal punto di vista dei genitori, si potranno vedere i ragazzi che…

  • sono più inattivi durante la giornata
  • giocano di più a giochi online e passano più tempo sui social
  • non rispettano i compiti e le consegne scolastiche
  • sono più isolati dagli amici e in famiglia
  • perdono interesse e motivazione per ciò che riguarda la scuola
  • scatenano una maggiore conflittualità con i genitori

Mettiamoci però dal punto di vista dei ragazzi…

Bisogna riflettere sul fatto si trovano in quella fase del ciclo di vita in cui si fanno piani per il futuro (cosa che solitamente gli risulta anche interessante ed eccitante), ma in questo momento è difficile essere entusiasti di fare piani futuri e lavorare per costruire il proprio futuro quando non si sa nemmeno quanto durerà questo nuovo "modo di vivere".

Un altro aspetto importante su cui riflettere è che la scuola è un contesto FONDAMENTALE per la crescita della motivazione all'autorealizzazione e per lo sviluppo delle relazioni sociali. È comprensibile quindi che, il cambiamento di questo contesto, influenzi la loro voglia di crescere, realizzarsi, relazionarsi, confrontarsi, mettersi in gioco. In altre parole, cosa comportano la perdita del contatto fisico con amici e insegnanti, e tutte le routine quotidiane legate all’esperienza continuativa di andare fisicamente a scuola?

Le relazioni nel contesto scolastico sono la principale fonte di ispirazione per la loro motivazione ad impegnarsi a scuola.
Inoltre per gli insegnanti risulta anche più difficile, nella modalità a distanza, dare un feedback individuale ai ragazzi, come invece spesso si riesce a fare durante la scuola in presenza; e questo feedback è un'altra caratteristica che spinge i ragazzi a rimanere focalizzati e motivati, in quanto li fa sentire competenti e sicuri di se stessi.
Come se non bastasse, la didattica online e la mancata costanza e certezza di un percorso scolastico normale, hanno un enorme impatto sullo sviluppo delle abilità emotive e di socializzazione, che trovano la possibilità di esprimersi e sperimentarsi in larga parte proprio nel contesto scolastico, nelle relazioni con i pari, nella collaborazione durante i lavori di gruppo, nelle interazioni con adulti che hanno un ruolo di potere e richiedono un modo di confrontarsi diverso rispetto agli adulti presenti nel contesto famiglia.

Cosa fare allora per questi ragazzi? Cominciare intanto a mettere da parte l’atteggiamento giudicante e valutativo. Non serve ripetere loro “non ti stai impegnando”, “è comunque scuola!”, “studia invece di stare sempre con la faccia attaccata a quello schermo”, “non ti vedo mai fare i compiti”, ecc.
Piuttosto, mostrate loro sincera comprensione, date voce a quei pensieri che loro stessi hanno ma non esprimono. Scegliete espressioni diverse, come per esempio “non deve essere facile questo tipo di scuola”, “capisco che non ti senti motivato”, “è normale che senti la mancanza dei momenti con gli amici in classe come prima della pandemia”.

Spiegategli che è normale che hanno delle difficoltà e che queste magari non vengano percepite nemmeno dai loro stessi insegnanti a volte. Gli si sta chiedendo qualcosa che solitamente si costruisce durante gli anni del liceo e si consolida con l’università, ossia la capacità di auto-regolazione nello studio (sviluppare le capacità di controllo e gestione dei progressi/fallimento verso determinati obiettivi). Aiutateli allora a migliorare questa capacità, offrendovi di dare dei consigli su come strutturare un programma della giornata di studio per esempio, o impostando degli obiettivi.

Informatevi su come sta andando la scuola, chiedendo cosa stanno imparando, se c’è qualcosa che interessa di più, se stanno avendo qualche difficoltà e di che tipo.

Offrite loro quel feedback che stanno ricevendo meno, dandogli il vostro parere e dei suggerimenti su come stanno gestendo questa nuova realtà scolastica.

Infine, ma di fondamentale importanza, non mostratevi troppo direttivi. Sono sempre ragazzi che stanno cercando di conquistare la loro indipendenza e di differenziarsi dai genitori. Quindi è importante che loro si sentano autonomi e indipendenti e vi percepiscano semplicemente con serenità come un supporto e un aiuto disponibile in caso di bisogno, e non come una maggiore fonte di pressione e richiesta del portare a termine i compiti.


Articolo a cura della
Dott.ssa Valeria Vitale
Psicologa a Roma

Dott.ssa Valeria Vitale

Psicologa

Partita IVA 15491781009
Iscritto all'Ordine degli Psicologi della Regione Lazio col n. 25110

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